Una casa che non si affitta

PAPA

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Una casa che non si affitta

Giovedì, 5 giugno 2014

 (da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n. 127, Ven. 06/06/2014)

 «Uniformisti, alternativisti e vantaggisti»: sono i tre neologismi che Papa Francesco ha coniato — «martirizzando un po’ la lingua italiana» come lui stesso ha ammesso — per descrivere le tre categorie di cristiani che creano divisioni nella Chiesa. Il Pontefice ne ha parlato stamane, giovedì 5 giugno, durante la messa nella cappella della Casa Santa Marta.

Prendendo spunto dal vangelo di Giovanni (17, 20-26), il Pontefice si è soffermato sull’immagine «di Gesù che prega: prega per i suoi discepoli; prega per tutti quelli che arriveranno, che verranno alla predicazione degli apostoli; prega per la Chiesa. E cosa chiede il Signore al Padre?» si è domandato. La risposta è stata: «l’unità della Chiesa: che la Chiesa sia una, che non ci siano divisioni, che non ci siano liti». Per questo, ha commentato, «è necessaria la preghiera del Signore, perché l’unità nella Chiesa non è facile». Ecco allora il riferimento ai «tanti» che «dicono di essere nella Chiesa, ma sono dentro soltanto con un piede», mentre l’altro resta «fuori».

«Per questa gente — ha spiegato Papa Francesco — la Chiesa non è la propria casa». Si tratta di persone, ha aggiunto, che vivono come gli affittuari: «un po’ qui, un po’ là». Anzi «ci sono alcuni gruppi che affittano la Chiesa, ma non la considerano la loro casa».

Tra questi, il vescovo di Roma ha individuato appunto tre categorie, cominciando da «quelli che vogliono che tutti siano uguali nella Chiesa»: gli «uniformisti», il cui stile è «uniformare tutto: tutti uguali». Essi sono presenti sin «dall’inizio», cioè da «quando lo Spirito Santo ha voluto far entrare nella Chiesa i pagani», ha ricordato il Papa facendo riferimento a quanti pretendevano che i pagani prima di far parte della Chiesa diventassero ebrei. Questo dimostra che l’uniformità va di pari passo con la rigidità; e non a caso Francesco ha definito questi cristiani «rigidi», perché «non hanno quella libertà che dà lo Spirito Santo. E fanno confusione fra quello che Gesù ha predicato nel Vangelo» e «la loro dottrina di uguaglianza», mentre «Gesù mai ha voluto che la sua Chiesa fosse rigida». Costoro, dunque, a causa del loro «atteggiamento non entrano nella Chiesa. Si dicono cristiani, si dicono cattolici, ma il loro atteggiamento rigido li allontana dalla Chiesa».

Quanto al secondo gruppo, gli «alternativisti», il vescovo di Roma li ha catalogati tra quanti pensano: «Io entro nella Chiesa, ma con questa idea, con questa ideologia». Pongono delle condizioni «e così la loro appartenenza alla Chiesa è parziale». Anch’essi «hanno un piede fuori della Chiesa; affittano la Chiesa» ma non la sentono propria; e anch’essi sono presenti sin dal principio della predicazione evangelica, come testimoniano «gli gnostici, che l’apostolo Giovanni bastona tanto forte: “Siamo… sì, sì… siamo cattolici, ma con queste idee”». Cercano un’alternativa, perché non condividono il sentire comune della Chiesa.

Infine il terzo gruppo è quello di coloro che «cercano i vantaggi». Essi «vanno alla Chiesa, ma per vantaggio personale e finiscono facendo affari nella Chiesa». Sono gli affaristi, presenti anch’essi sin dalle origini: come Simone il mago, Anania e Saffira, che «approfittavano della Chiesa per il proprio profitto». Attualizzando il discorso, Papa Francesco ha denunciato come personaggi del genere si trovino regolarmente «nelle comunità parrocchiali o diocesane, nelle congregazioni religiose», celandosi dietro le sembianze di «benefattori della Chiesa». Ne abbiamo visti tanti, ha detto in sostanza: «si pavoneggiavano di essere benefattori e alla fine, dietro il tavolo, facevano i loro affari». E anch’essi, naturalmente, «non sentono la Chiesa come madre».

Ma il messaggio di Cristo è tutt’altro: a tutte queste categorie, ha proseguito il Pontefice, Gesù dice che «la Chiesa non è rigida, è libera! Nella Chiesa ci sono tanti carismi, c’è una grande diversità di persone e di doni dello Spirito. Gesù dice: nella Chiesa tu devi dare il tuo cuore al Vangelo, a quello che il Signore ha insegnato, e non avere per te un’alternativa! Il Signore ci dice: se vuoi entrare nella Chiesa», fallo «per amore, per dare tutto, tutto il cuore e non per fare affari a tuo profitto». Infatti «la Chiesa non è una casa da affittare» per quanti «vogliono fare la loro volontà»; al contrario «è una casa per vivere».

E a quanti obiettano che «non è facile» stare con entrambi i piedi nella Chiesa, perché «le tentazioni sono tante», il vescovo di Roma ha ricordato colui che «fa l’unità nella Chiesa, l’unità nella diversità, nella libertà, nella generosità», cioè lo Spirito Santo, il cui «compito» specifico è proprio fare «l’armonia nella Chiesa». Perché «l’unità nella Chiesa è armonia. Tutti — ha commentato con una battuta — siamo diversi, non siamo uguali, grazie a Dio», altrimenti «sarebbe un inferno!». Ma «tutti siamo chiamati alla docilità allo Spirito Santo». Ed è proprio questa la virtù che ci salverà dall’essere rigidi, dall’essere «alternativisti» e dall’essere «vantaggisti» o affaristi nella Chiesa: la docilità allo Spirito Santo, colui «che fa la Chiesa».

È questa docilità che trasforma la Chiesa da una casa “in affitto” in una casa che ciascuno sente come propria. «Io sono a casa — ha spiegato il Papa — perché è lo Spirito Santo che mi fa questa grazia». Da qui l’invito a domandare durante la messa «la grazia dell’unità nella Chiesa: essere fratelli e sorelle in unità», sentendosi «a casa propria. Unità nella diversità di ognuno» ma «diversità libera», senza porre condizioni. «Che il Signore ci invii lo Spirito Santo — è stata l’invocazione conclusiva di Papa Francesco — e faccia questa armonia nelle nostre comunità parrocchiali, diocesane, dei movimenti, perché come diceva un padre della Chiesa: “Lo Spirito, lui stesso è l’armonia”».

 

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