Vangelo del Venerdì 19 aprile 2013

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La folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che il Signore Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro:

«Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato»

(Giovanni 6,29)

La fede in Gesù, il riconoscerlo come “mandato” e “sigillo” del Padre, è quindi l’opera di Dio in noi. Comprendiamo subito che si tratta di un dono, non di un’opera nostra.

Lo Spirito santo nutre ad ogni istante questa vita di Dio in noi, con parole, fatti e luci: “ci dà fastidio. Perché ci muove, ci fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti”. A noi il compito di accogliere, custodire, renderci docili a quanto Lui ci suggerisce, senza volerlo “addomesticare” (papa Francesco).

Buona giornata !

don Carlo

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