Vangelo – Lunedì 1 ottobre 2012

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Lunedì 1 ottobre 2012
S. Teresa di Gesù Bambino
vergine e dottore della Chiesa

Siate dunque costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore. Ecco,

«Noi chiamiamo beati quelli che sono stati pazienti»

Avete udito parlare della pazienza di Giobbe e conoscete la sorte finale che gli riserbò il Signore, perché il Signore è ricco di misericordia e di compassione.

(Giacomo 5,11)

Pazienza viene da patire, significa saper pagare di persona, essere pronti ad affrontare e sopportare difficoltà in nome di una realtà di grande valore. Penso a Teresa di Gesù Bambino che oggi ricordiamo con grande affetto e ammirazione. Una sua famosa esperienza vissuta nel monastero è davvero vicina al nostro quotidiano e ci mostra di quale pazienza si possa essere capaci quando si vuole davvero amare i fratelli:
“Ogni sera quando vedevo suor San Pietro scuotere la sua clessidra, sapevo che voleva dire: partiamo. E’ incredibile quanto mi costava impegnarmi in questa incombenza imbarazzante, soprattutto all’inizio. Però ero subito pronta, e cominciava tutta una cerimonia. Bisognava spostare il banco in una certa maniera, ma non avere fretta; poi c’era la passeggiata, si doveva seguire la povera inferma sostenendola per la cintura, io lo facevo con il massimo della dolcezza che mi era possibile; ma se, per disgrazia, facevo un passo falso, subito le sembrava che la tenessi male e temeva di cadere.
-”Ah! mio Dio! andate troppo in fretta, mi farò a pezzi”.
Se cercavo di andare ancora più dolcemente
-”Ma insomma seguitemi, non sento più la vostra mano, mi avete mollata, sto per cadere, ah! l’avevo detto che eravate troppo giovane per portarmi”.
Finalmente arrivavamo al refettorio senza incidenti. Là saltavan fuori altre difficoltà. Dovevo far sedere Suor San Pietro e agire con accortezza per non ferirla. Poi bisognava tirarle su le maniche (sempre in un certo modo!), e dopo ero libera di andarmene. Con le sue povere mani storpiate, lei sistemava come poteva il pane nella ciotola. Me ne accorsi, e allora non la lasciavo se non dopo averle reso ancora questo piccolo servizio. Non me lo aveva chiesto lei; fu colpita di quella attenzione, e così, senza che lo avessi cercato espressamente, mi guadagnai del tutto la sua gratitudine, soprattutto
( l’ho saputo più tardi) perchè, dopo aver spezzato il pane, prima di andarmene le facevo il mio più bel sorriso”.

Buona giornata!
don Carlo

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