Vangelo Lunedì 27 maggio 2013

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Lunedì 27 maggio 2013

Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse:

«In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria»
(Luca 4,24)

Un proverbio che Gesù fa suo e che mette a nudo i nostri preconcetti, mostra quanto siano potenti, anche se non lo ammettiamo. La verità è che ogni volta che ci facciamo un’idea su una persona ci è difficile modificarla.

Forse ci potrebbe aiutare una strada: quella di decidere di amare sempre chi incontriamo, fosse anche per la millesima volta, di ascoltarlo come se non l’avessimo mai ascoltato, di lasciarci raggiungere da ciò che dice anche se non è in linea con le nostre idee. Altrimenti, come i Nazaretani di 2000 anni fa, correremo sempre il rischio di non ascoltare Gesù, soltanto perché non la pensa come noi.

Buona giornata !
don Carlo

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