Vangelo – Martedì 7 agosto 2012

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Martedì 7 agosto 2012

In quei giorni. Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il fuoco, che consumò l’olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio. I sacerdoti non potevano entrare nel tempio del Signore, perché la gloria del Signore lo riempiva. Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento, adorarono e celebrarono il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Il re e tutto il popolo offrirono un sacrificio davanti al Signore.

«Il re Salomone offrì in sacrificio ventiduemila giovenchi
e centoventimila pecore»

così il re e tutto il popolo dedicarono il tempio di Dio. I sacerdoti attendevano al servizio e così pure i leviti, con tutti gli strumenti musicali che il re Davide aveva fatto per celebrare il Signore, perché il suo amore è per sempre, quando salmodiava per mezzo loro. I sacerdoti suonavano le trombe di fronte ai leviti, mentre tutti gli Israeliti stavano in piedi. Salomone consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì gli olocausti e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l’altare di bronzo, eretto da Salomone, non poteva contenere l’olocausto, l’offerta e i grassi. In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni: tutto Israele, dall’ingresso di Camat al torrente di Egitto, un’assemblea grandissima, era con lui. Nel giorno ottavo ci fu una riunione solenne, essendo durata la dedicazione dell’altare sette giorni e sette giorni anche la festa. Il ventitré del settimo mese Salomone congedò il popolo, perché tornasse alle sue tende contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele, suo popolo.

(2 Cronache 7,10)

La quantità delle bestie sacrificate ci lascia perplessi, che senso hanno simili numeri?
Significa che si era disposti ad offrire al Signore tutto ciò che si aveva e per un popolo che viveva di pastorizia gli animali erano la propria ricchezza.
E noi cosa siamo disposti ad offrire a Dio?
Forse la ricchezza più grande dell’uomo moderno è il tempo, passiamo le nostre giornate correndo dietro l’orologio sentendoci sempre un po’ in ritardo.
Ed ecco cosa ci è chiesto, di fermarci, di offrire un po’ del nostro tempo con la preghiera e di donarne un po’ agli altri per ascoltare senza fretta chi ci sta vicino, per dimostrare il nostro Amore alle persone care.
Quando ci riusciamo ci sentiamo all’improvviso più ricchi e più liberi.

Buona giornata!
don Carlo

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