Vangelo – Mercoledì 11 luglio 2012

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Mercoledì 11 luglio 2012
S. Benedetto, abate
Patrono d’Europa

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e

«Ogni tralcio che porta frutto,
lo pota perché porti più frutto»

Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

(Giovanni 15,3)

Ciò che l’agricoltore compie in natura ci sembra ovvio: potare è garantire la salute e la fecondità dell’albero, l’esperienza da sempre lo conferma. Perciò non ci si duole dell’essenzialità e della povertà di un albero potato, perchè se ne prevedono sempre i frutti abbondanti.
Tutto questo Gesù lo sposta sul versante della vita umana e interiore. E qui facciamo più fatica. Rischiamo infatti di vedere sempre quello che non abbiamo. Ma a chi lascia tutto per il Vangelo Gesù assicura il centuplo. Ed è esperienza sempre confermata, moltiplicata, sempre sorprendente e nuova, ancora più sicura (se possibile) di quanto non avvenga per gli alberi potati.

Buona giornata!
don Carlo

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