Vangelo – Venerdì 15 febbraio 2013

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Venerdì 15 febbraio 2013

Il Signore Gesù disse: «Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il Figlio dell’uomo è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga.

«Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»
(Marco 13,21)

In periodi come questi in cui siamo investiti da fiumi di parole che si contraddicono e a volte non si sa più cosa pensare, è di grandissimo aiuto e consolazione il fatto di poterci affidare a parole che non passeranno mai, che restano vere per l’uomo di sempre.
Hanno illuminato la vita di tante generazioni passate, creando monumenti di umanità in chi le metteva in pratica.
Lo fanno anche oggi, grazie ad esempi meravigliosi che il Signore non smette di metterci vicini, sotto gli occhi.

 

Mi è stato chiesto di dire qualcosa sulla rinuncia del papa. Ho scritto una mia piccola esperienza e un paio di pensieri, mi permetto di riportarveli. Immagino che al riguardo avrete letto anche voi molti testi illuminanti (e non) in questi giorni, forse anche queste mie semplici parole potranno aiutare qualcuno.

La notizia della rinuncia del papa al ministero di vescovo di Roma mi ha molto colpito e commosso. Mi è sembrata una particolare visita di Dio, che come sempre giunge all’improvviso, sorprende e riempie di timore.
Ho sentito quindi un forte bisogno di pregare e la coincidenza con la memoria della Madonna di Lourdes mi è stata di grande aiuto.
Quanto alle interpretazioni, tra le tante cose che ho letto e pensato in queste ore, custodisco due idee semplici che ritengo molto vere.
1. Una signora commentava dicendo: è un affare tra il papa e lo Spirito Santo. Un amico che ha incontrato il papa personalmente qualche settimana fa mi diceva: è un uomo immerso in Dio. Penso che occorra guardare lì per capire qualcosa.
Sappiamo che il papa come successore di Pietro ha un rapporto specialissimo con Gesù e in Benedetto XVI, così totalmente dedito alla causa del Vangelo e al bene della Chiesa, lo si vede. Penso che un gesto così forte sia nato all’interno della sua straordinaria amicizia con Gesù. Mi sembra che come Giovanni Paolo II aveva compreso di non dover scendere dalla croce, ora Benedetto XVI abbia capito di dover lasciare. Questo mi persuade ancor più che anche a ciascuno di noi occorre ascoltare e rimanere sempre fedeli a ciò che Gesù ci chiede, perché Lui vuole tracciare con ciascuno una storia, un capolavoro tutto nuovo.
2. La causa di questa decisione non andrei a cercarla lontano. Basta ascoltare il papa, che l’ha espressa con semplicità e chiarezza. “Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”. Si è accorto che questo vigore oggi è più che mai necessario. E lui non l’ha più. Quindi con umiltà e libertà, dopo essersi speso interamente, lascia il compito ad altri. La Chiesa è di Gesù, non è sua. Lui l’ha servita con tutte le sue forze.
Ho saputo di una persona che è tornata a Dio dopo questo gesto del papa. Dio sa cosa fa, è sempre per il bene, è sempre Amore.

Buona giornata!
don Carlo

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